STORIA DI VICENDE VILLESI

L’acquedotto comunale

(Ricerche a cura di Luciano Tinto)

 

 

La reperibilità di sorgenti d’acqua è stata, da sempre, un enorme problema per ogni comunità.

Anche per il nostro paese il problema è stato una delle priorità da risolvere dalle locali autorità comunali.

Nel 1920, con l’elezione a sindaco di Villa S. Maria dell’Ing. Alfonso Pollice, venne riproposta la risoluzione del problema dell’acquedotto.

E l’Ing. Pollice, nella deliberazione del consiglio comunale del 14 maggio 1922, così racconta la storia della costruzione dell’allora nuovo acquedotto:

 


 

“Cittadini, il problema per un nuovo ed abbondante approvvigionamento d’acqua pel nostro Comune, che possa soddisfare a tutti i bisogni presenti e futuri di questa popolazione, non è stato imposto da me, la qual cosa d’altronde ridonderebbe a mio alto onore, ma si agita da molti anni, fin da quando cioè io non aveva ancora l’onore di vivere in mezzo a voi.

Ricordo infatti, che circa 20 anni fa, fui chiamato qui dall’Amministrazione di quell’epoca che aveva in animo di provvedere a risolvere il problema del nuovo acquedotto. Ricordo benissimo che, in compagnia degli allora assessori Signori Colecchia Vincenzo ed Accettella Francesco, visitammo varie sorgenti, soffermandoci in special modo su quella denominata “Acque Fresche” in tenimento del Comune di Borrello di cui decantavano la bontà e la freschezza dell’acqua.

Ma quell’Amministrazione, all’accenno da me fatto della possibile spesa per un nuovo acquedotto, dichiarò che il Comune non poteva sostenerla perché allora non vi erano le agevolazioni governative odierne ed il Comune, quindi, avrebbe dovuto caricarsi di un onere annuo assai gravoso per estinguere il debito da contrarsi per la costruzione dell’opera e quindi la bella idea si lasciò cadere.

La questione della nuova conduttura si riaffacciò, come problema necessario ed urgente a risolversi, quando questo nostro Comune fu gravemente colpito dall’epidemia colerica nel 1911.

Sotto l’Amministrazione De Lucia il problema fu posto sul tappeto ed allora sarebbe stato assai agevole risolverlo. Ma il de Lucia non ne ebbe la forza necessaria poiché la sua amministrazione era bacata e non riscuoteva fiducia e si limitò solamente a far eseguire l’analisi dell’acqua della sorgente “Acque Vecchie” in tenimento del Comune di Monteferrante ed una relazione tecnica sommaria, da parte dell’Ing. Sig. Alfredo Berenga di Lanciano.

Il De Lucia, abbandonando tale primitiva e bella idea,volle che io gli redigessi un progetto per la simultanea raccolta delle acque di “Fontanella” e “Fonticino”, cioè delle nostre due uniche ed insufficienti sorgenti.

A nulla valse che gli avessi fatto comprendere che tale progetto non avrebbe affatto risolto la grave questione giacché, o presto o tardi, l’Amministrazione Comunale si sarebbe trovata di fronte nuovamente allo stesso importante problema da risolvere. Ma il De Lucia tenne fermo; ottenuto il progetto, conseguì anche il mutuo ed appaltò i lavori. Caduta però l’Amministrazione De Lucia, noi giungemmo in tempo a modificare il progetto ed a ridurre i lavori alla sistemazione, cioè della vecchia conduttura ed alla costruzione del pubblico lavatoio, spendendo sole £ 28.000 sulle 50.000 circa progettate ed impostammo nuovamente il problema per la costruzione di un nuovo acquedotto con convogliamento di una sorgente di tale portata d’acqua da soddisfare a tutti i bisogni pubblici e privati di questa popolazione.

Prima di deciderci su quale sorgente far cadere la nostra scelta, un’apposita commissione di cui facevano parte i signori assessori Avv. Francesco Castracane, sig. Mosca Giovanni e vari contadini esperti dei luoghi, in mia compagnia girò tutto l’agro di Villa S. Maria alla ricerca di qualche sorgente che potesse esimerci dalla richiesta ad altri Comuni, ma infruttuose riuscirono le nostre ricerche, poiché le sorgenti visitate: “Fonte del Fico”; “Fonte della Noce”e “Fonte Formone” erano di tali insufficienti portate da non vale re la pena di allacciarle tutte non raggiungendo in complesso neppure ½ litro al secondo.

In quell’occasione ci soffermammo a considerare la sorgente “Ficuretta” in tenimento del Comune di Montelapiano, decidendo di richiederne l’acquisto. Infatti in data 5 giugno 1912 fu inviata la seguente lettera al Sindaco di Montelapiano:


 

 

 

“Volendo questa Giunta Municipale entrare in trattative con codesta Amministrazione Comunale e con i privati interessati per una possibile cessione della sorgente Ficuretta ora che sono stati iniziati i lavori per la conduttura della nostra fontana, sono venuto nella determinazione di recarmi domani con i componenti di detta Giunta in codesto ufficio comunale per fare delle proposte serie e concrete circa l’acquisto della su cennata sorgente, tanto in riguardo alle modalità della cessione, quando in riguardo al corrispettivo che questo Comune è disposto a pagare.

 Prego pertanto la V.S. di voler invitare codesto Consiglio Comunale ed i signori Marchetti proprietari del molino che viene animato dalle acque di Ficuretta a volersi riunire domattina alle ore 8 in codesta Casa Comunale per avere un convegno con questa Giunta Municipale, con l’avvertenza di accedere anche sul luogo della sorgente, qualora se ne presentasse il bisogno.

Sicuro che la mia preghiera sarà benevolmente accolta da V.S. e da codesta Amministrazione, rimango in attesa di un cortese riscontro per mezzo dello stesso porgitore.

-                 Ossequiandola, Il Sindaco : A. Pollice

 

 

 

 

 A tale lettera si ebbe la seguente risposta:

“Montelapiano, 5 giugno 1912, Prot. N. 468”.

 Signor Sindaco di Villa Santa Maria,

 in riscontro alla nota di V.S. ill.ma in data odierna, le fo conoscere che questa Amministrazione Comunale non intende cedere a codesto Comune, neppure in parte, la sorgente Ficuretta conformemente all’opinione pubblica sempre contraria a qualsiasi cessione.

Ciò premesso, si rende inutile aprire trattative in proposito.

Con tutta stima, Il Sindaco f.to D. D’Angelo.

 

Quel Comune è privo d’acqua potabile ed i cittadini fanno largo uso dell’acqua della sorgente in parola per tutti i loro bisogni; quindi la cessione ci sarebbe ostacolata con tutti i mezzi. Oltre a ciò l’acqua di tale sorgente anima tre molini di cui uno comunale e due privati e serve all’irrigazione di larghe zone di terreno e perciò i proprietari dei terreni irrigui farebbero valere le loro ragioni per una fondata e forte opposizione alla cessione dell’acqua della sorgente.

Mi si potrebbe obiettare che a vincere tali opposizioni vi è la legge sull’espropriazione forzata a causa di pubblica utilità. E’ vero; ma chi non sa le lungaggini e le difficoltà pratiche di tale legge?

Il quantitativo d’acqua in base a tale legge ci sarebbe commisurato al più ristretto bisogno nel mentre noi dichiariamo che: o si deve portare un’abbondante quantità d’acqua nel nostro paese da soddisfare ai generali e molteplici bisogni presenti e futuri, ovvero la costruzione del nuovo acquedotto non si ha da fare. Oltre a ciò la cessione forzata ci sarebbe ostacolata anche pel fatto che lo stesso Comune di Montelapiano può accampare i motivi dell’utilità pubblica per l’esercizio del molino comunale e per l’irrigazione di numerosi terreni del suo agro, poiché anche una cessione parziale della sorgente impedirebbe l’esercizio dei molini e ridurrebbe l’estensione dei campi da irrigare. Ma ciò non basta,Signori, perché per altri seri ed importanti motivi d’indole tecnica ed igienica, l’ allacciamento della sorgente Ficuretta non è per noi neanche conveniente.

La sorgente in parola, a prima vista, a persone non tecniche, sembra offrire, oltre ad una discreta quantità d’acqua, anche la sicurezza di un facile e sicuro convogliamento. Ma ciò non è.

Nell’epoca della triste ricorrenza epidemica del colera, quando cioè da tutti con insistenza si parlava della necessità di provvedere ad un nuovo e sufficiente approvvigionamento d’acqua potabile pel nostro Comune, la sorgente in parola fu visitata, in mia compagnia, dall’assistente del Professore d’igiene dell’Università di Padova quivi inviato dal Ministero dell’Interno, Sezione Sanità, e l’illustre igienista ebbe a scartare la possibilità della raccolta d’acqua di tale sorgente perché di difficilissimo convogliamento e di facile inquinamento. Infatti il punto ove l’acqua attualmente si mostra, non è la vera sorgente, ma questa deve ricercarsi molto più a monte e propriamente alle falde del costone roccioso che a guisa di muraglia si eleva tra Montelapiano e Buonanotte.

Tale ricerca non è facile né poco costosa poiché non esiste una sola vena d’acqua, ma varie e provenienti da diverse direzioni.

Ma ammettendo che il punto di sorgente possa rintracciarsi dopo lungo e costoso lavoro, alle falde del suddetto costone, il suo convogliamento non riuscirebbe mai sicuro poiché degli specchi della roccia facile sarebbero le possibili infiltrazioni delle acque superficiali, inquinando così la sorgente.

Tanto osservò l’illustre igienista di Padova e mi convinsi quindi fin d’allora che potendo appunto la sorgente subire facili inquinamenti tali da alternare la sua composizione chimica e batteriologa, non sarebbe stato conveniente propugnarne l’acquisto ed il suo convogliamento pel nostro Comune.

A tali risultati dovè giungere anche il compianto ing. Berenga, quando appunto, scartando l’idea di allacciare la sorgente Ficuretta, indicò all’Amministrazione De Lucia la sorgente Acque Vecchie nel tenimento del Comune di Monteferrante.

In ultimo la sorgente Ficuretta superficialmente considerata può sembrare, ai profani dell’arte tecnica, la più conveniente per la spesa, io affermo che ciò non è poiché il suo difficile convogliamento, la sua costosa cessione e le numerose opere di presa e di protezione, farebbero sì che l’ammontare della spesa si eguaglierebbe a quella delle altre condutture proposte.

Convinti dunque di queste inoppugnabili ragioni, l’amministrazione comunale che seguì quella del de Lucia e di cui io fui a capo per qualche tempo, stabilì di far cadere la scelta sulle due sorgenti Acque Vecchie in tenimento di Monteferrante ed Acque Fresche in tenimento di Borrello.

 Perché fu scelta allora la sorgente Acque Vecchie in tenimento di Monteferrante?

 Il seguito sul prossimo numero